utente anonimo in I Tagli alla Scuola ...
utente anonimo in I Tagli alla Scuola ...
mtb in I Tagli alla Scuola ...
Dienneti, didattica e nuove tecnologie
Et in aranea ego...
Griseldaonline
Il mestiere di scrivere
Il portale di filosofia
Il sito di Piergiorgio Odifreddi
Le biblioteche del MIT
Liber Liber
Libri su Alice.it
MIT Opencourseware
Osservatorio della ricerca
Risorse per classicisti
Rivista Zetesis
appunti di didattica
collaborazioni
dante
esami di stato
filosofia
generale
incontri con il classico
informazione
internet
letteratura italiana classe 2
letteratura italiana classe 3
letteratura latina classe 3
lingua latina
segnalazioni
storia medievale
storia romana
suggerimenti di lettura
tecnologia didattica
video
visitato *loading* volte
|
|
Oggi...
... con i ragazzi della quinta, commentando il racconto di Ribeyro "Ridder e il fermacarte" (in Niente da fare, Monsieur Baruch, Einaudi, Torino, 1981) abbiamo parlato in classe del magico rapporto che si instaura fra lettore e autore nello spazio e nel tempo "altri" della letteratura. Provate a riflettere anche su questa considerazione di Marsilio Black e fatemi sapere che cosa ne pensate.
Ancora sulla lettura e sull'esercizio del sapere
Ebbene, sull'Espresso di questa settimana, pare impossibile, ma la Bustina di Minerva di Umberto Eco risponde almeno in parte alla domanda che mi/vi facevo riguardo all'utilita' della conoscenza in genere e della lettura in particolare. Riporto la conclusione di Eco, ma il pezzo dovrebbe essere letto per intero ( se non altro perche' evoca gli scenari che stanno alla base di un libro che gia' vi ho consigliato, Come si fa una tesi di laurea): "Accade sovente di dover spiegare a un giovane perché sia conveniente studiare. Inutile dirgli che è per amore del sapere, se l'amore del sapere non ce l'ha. Né dirgli che uno che sa affronta meglio le vicende della vita di uno che non sa, perché potrebbe additare sempre qualcuno sapientissimo che, dal suo punto di vista, conduce una vita miserabile. E allora l'unica risposta è che l'esercizio del sapere crea delle parentele, delle continuità, degli affetti, ci fa conoscere alcuni Genitori oltre a quelli nostri carnali, ci fa vivere di più, perché non ricordiamo solo la nostra vita ma anche quella di altri, stabilisce un filo continuo che va dalla nostra adolescenza (talora dall'infanzia) a oggi. E tutto questo è molto bello".
Queste parole rappresentano in parte una risposta anche al commento di Ila. Permettimi di spiegare meglio quello che intendevo quando asserivo che e' soprattutto la bellezza, una bellezza gratuita, a spingerci fra le braccia dei libri. Non mi riferivo tanto alla bellezza di un singolo libro, o all'affinita', piu' o meno profonda, che possiamo avvertire per un autore o per un argomento. Mi riferivo piuttosto alla bellezza (gratuita, lo ribadisco) che e' connaturata all'atto di conoscere (e, visto che stiamo parlando di libri, di conoscere attraverso i libri e, piu' in generale, attraverso la parola scritta - riviste, giornali e, gia' che ci siamo, mettiamoci pure i blog). Certo che chi non avverte questa fascinazione, questa malattia (il morbo del lettore) e' spiritualmente piu' povero di chi e' stato contagiato. Solo che non lo sa e, nella sua beata incoscienza, vive benissimo. Forse, ma dipende dai punti di vista, addirittura meglio di chi sceglie di vivere anche nel mondo parallelo della letteratura e dello studio. D'altra parte che sia piu' facile credere che l'unico libro interessante in circolazione sia quello delle barzellette su Totti lo dimostra il fatto che la nostra societa' si e' abbondantemente dotata di anticorpi nei confronti del gia' citato morbo del lettore. In Italia il popolo dei lettori e' sempre stato scarso. Era lecito tuttavia aspettarsi che decenni di scolarizzazione di massa producessero un aumento sensibile della sua entita'. E invece no, si e' creata piuttosto una massa di diplomati e laureati, con il loro bravo pezzetto di carta in tasca, ma afflitti, ahime', da un desolante anlfabetismo di ritorno: incolti, illetterati, per di piu' presuntuosi e convinti di valere qualcosa solo perche' hanno conquistato, come Dio vuole, un diplomuccio qualsiasi.
La scuola, in questo, ha le sue responsabilita' (mettiamoci anche il fatto che alcuni docenti sono, da questo punto di vista, della stessa pasta di molti fra i loro allievi: incolti e convinti che si debba loro qualcosa solo perche' stanno dietro a una cattedra e si fanno chiamare prof.).
E qui, scusami tanto Francesca/VWoolf, tiro in ballo il lapis niger. Che io, in classe, ho soltanto accennato (fra l'altro anch'io ho in adozione Concentus, come il docente di Ila), preferendo un approccio del tutto diverso alle origini della Letteratura Latina. Perche' alla fine un insegnante di scuola media superiore deve chiedersi che cosa restera' davvero nella memoria dei teneri virgulti che gli sono stati affidati fra, mettiamo, una decina d'anni, quando la vita avra' portato la maggior parte di loro ben lontano dalla sua materia (in questo caso il latino, ma potrebbe essere la matematica, le scienze, la filosofia...). Il lapis niger e' importante, non lo discuto, ma alla fine (e lo dimostrano bene le parole di Ila), per questi ragazzi e' piu' importante la lettura di una pagina in piu' di Plauto. Poi, se vorranno, se potranno, avranno tempo e modo di approfondire determinati aspetti della cultura antica: d'altra parte io stessa non e' che sia cosi' ferrata in tema di diritto pubblico arcaico. Voglio dire che a ragazzi cosi' giovani va comunicata, in primo luogo, una passione: da questa passione in alcuni di loro nasceranno, successivamente, gli interessi piu' specialistici (si spera). Ma una traccia, comunque, deve restare in tutti, anche in coloro che andranno a fare, un domani, gli impiegati dell'ASL.
Aggiornamento: poche parole, lievissime, sulla bellezza delle biblioteche, anche di quelle non blasonate
Scoperte
Proprio grazie a [Fuori di classe] e a un commento lasciato nel primo post di questo blog, ho scoperto questa rubrica in ScuolaER, il portale delle scuole dell'Emilia Romagna. Richiamo la vostra attenzione soprattutto su questi articoli: Il vizio di leggere: l'ira e, naturalmente, Blogosfera. Ma se spulciate tutta la rubrica trovate piu' di un argomento interessante.
Sempre su questo sito, per quelli di voi che si sentono aspiranti smanettoni (ma non solo per loro), e tuttavia non sanno nemmeno che esiste Linux, segnalo questo dossier sul software opensource. Ragazzi, sveglia, il mondo va avanti, oltre il Pascal e l'ECDL!
p.s. mi diceva un mio ex-alunno iscritto alla Facolta' di Informatica dell' Universita' di Pisa che laggiu' Windows non lo prendono nemmeno in considerazione. Occhio a non trovarvi spiazzati, in futuro!
Biblioteca scolastica
(il post prende spunto da un qualcosa che e' successo in terza, ma si rivolge ad ambedue le classi... e a chiunque altro si trovi a passare di qui, naturalmente)
Ieri, al termine di una faticosissima maratona di tre ore nei meandri della letteratura altomedievale, tanto per alleggerire un po' l'atmosfera, ho condotto la terza in Biblioteca e, dopo aver sommariamente spiegato secondo quali criteri erano distribuiti i libri nei vari scaffali, poco democraticamente ho imposto ai ragazzi di prendere in prestito un libro, quello che piu' aggradava loro. Sono immediatamente cominciate le proteste: "Sembra di essere alla scuola media..." "Ma non ci fara' mica scrivere la relazione...." Ma qual e' il libro che pesa di meno?" "Ma io ne sto gia' leggendo uno...". Se non ho capito male, nei due anni del biennio la biblioteca e' stata visitata forse una volta. Si sa che esiste, ma si hanno le idee piuttosto confuse su cosa contiene e su come dovrebbe essere usata.
La biblioteca e' lo strumento fondamentale per la stesura di qualsiasi ricerca o relazione. Ovviamente. Dopo aver ben chiaro l'argomento che si intende approfondire, si scende in biblioteca e si comincia a cercare i libri che possono aiutarci. Si cerca di costruire una bibliografia di partenza, da soli o con l'aiuto dell'insegnante, e da li' si procede, allargando man mano l'elenco dei titoli da consultare. Comunque, se volete capire un po' meglio il meccanismo, vi consiglio la lettura di una saggio ormai classico, Come si fa una tesi di laurea di Umberto Eco. Qui trovate un comodo estratto dell'opera. Si', lo so che siete piccoli per una tesi di laurea, ci mancherebbe: ma i principi basilari del metodo di ricerca sono sempre gli stessi.
Ma la biblioteca non e' solo questo. La biblioteca e' come un vasto territorio da esplorare senza mappa e senza bussola, seguendo solo l'istinto, per trovare, quasi casualmente, il tesoro nascosto che era li' solo per noi, e per nessun altro. Quando mi chiedete consigli di lettura, sono sempre in imbarazzo. Vi rivolgete a me tutti deferenti e vi aspettate che io vi indichi non il titolo di un libro, ma un qualcosa che sta a meta' fra il compito da svolgere a casa e l'incantesimo meraviglioso che vi convincera', finalmente, di quanto sia importante e insostituibile questa cosa che tutti, dalla prima elementare in poi, vi indicano come la terra promessa di ogni bravo studente: la lettura. La maggior parte di voi non e' afflitta da questo morbo strano che e' l'amore per i libri: si legge perche' si deve, si studia perche' si deve. Magari, nella migliore delle ipotesi, si e' anche bravi, e le interrogazioni sono sempre soddisfacenti e i voti alti. Per me, in queste condizioni, e' difficilissimo dare consigli: in un certo senso mi sembra di compiere un sacrilegio. Verso i libri, naturalmente.
Perche' per tanti di voi (non per tutti, naturalmente) i libri sono merce strana, sconosciuta. Sono un obbligo. Sono, magari, un dovere sociale. Sono, in certi casi, brevi occasioni di distrazione. Sono qualcosa di cui liberarsi alla svelta, per fare altro. Sono quello per cui il tempo non c'e' mai (anche ieri qualcuno di voi mi ha ripetuto: "Cosa? Vuole che legga un libro? ma non ho tempo!!!). E non nego che essi possano essere tutto questo, in determinate occasioni.
Ora, io non ho intenzione di stare qui a a fare l'apologia della lettura. C'e' chi l'ha fatto molto meglio di me (a questo proposito, se ancora non lo conoscete, vi consiglio di leggere Come un romanzo di Daniel Pennac). Posso solo invitarvi a non offendervi se qualche volta vi diro' che siete "ignoranti": ignoranti perche' non sapete (ma anch'io mi sento spesso straordinariamente ignorante rispetto a tutto cio' che non conosco e che vorrei conoscere, con un desiderio che talvolta mi mozza il respiro), ma soprattutto ignoranti perche' non avete coscienza di quello che vi perdete, magari per prigrizia o per cattive abitudini.
Continuero', periodicamente, a portarvi in biblioteca. Continuero' a sperare che, fra un frizzo e un lazzo, troviate il vostro tesoro nascosto. Non vi assegnero' relazioni da scrivere su quei libri, state tranquilli. Mi piacerebbe pero' che mi parlaste di quello che avete scoperto, cosi' come, io per prima, talvolta vi racconto quelle che sono le mie scoperte.
Per cominciare a riflettere su questo argomento, riprendo e rilancio la domanda che avevo posto nei primi giorni di scuola: perche' si considera (almeno a parole) la letteratura cosi' importante al punto da imporne lo studio? Avete i commenti per rispondere. Aspetto fiduciosa.
Viaggi
L'anno scorso, in modo piuttosto confuso a dire il vero, abbiamo lavorato sul tema del viaggio. Nel corso dei miei viaggi virtuali per la Rete, ho trovato questa bella raccolta di articoli, I viaggi nel mondo dal 1900 a oggi, che puo' interessare quelli fra voi che decidessero di approfondire questo argomento per l'Esame. A dire il vero potrebbe interessare anche quelli fra voi che siano dotati di un minimo di curiosita' extrascolastica in piu', quelli che sanno, o almeno intuiscono, che cosa significa "viaggiare fra le parole" soltanto per il piacere di farlo (alla faccia degli esami!).