Il blog di lavoro di Lorenza Boninu.

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Buttiamo giù le pareti delle aule! Per una didattica "fuori di classe".

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mercoledì, gennaio 21, 2004
La parola agli stude...

La parola agli studenti

In attesa di ulteriori reazioni da parte dei miei studenti (non oggi, vero, ragazzi? so che domani avete compito di storia...), do massima evidenza in questo post a due interessanti interventi che ho trovato nei commenti: sono parole che fanno pensare, e molto. Le propongo come spunto di riflessione ad altri studenti o ex-studenti che per caso si trovino a passare di qui, ma soprattutto ai colleghi, almeno a quelli che hanno le mie medesime perplessita'.

Scrive Ila:

Ho letto con molto interesse questi tuoi interventi e confermo che la situazione è diffusa, potremmo applicare il discorso alla mia classe. Non tutti i prof cercano la discussione come fai tu, ma neanche con chi lo fa partecipiamo; non penso sia sempre "colpa" degli insegnanti.
E' difficile tuttavia appassionarsi a qualcosa quando si rincorre il tempo accumulando debiti e votacci da recuperare, e si studia d'un fiato imparando il più possibile - e capendo molto meno - per avvinghiare la sufficienza. Anzi, si finisce per odiare ciò che si studia, ti sfiderei a cogliere il bello di qualcosa che provoca solo insuccessi e inseguimenti all'ultimo recupero.
Un esempio? Mi era piaciuta la proposta del mio prof di farci recitare un po' di Plauto. Si è rivolto soprattutto a quelli che facevano teatro (non io), ma nessuno ha raccolto l'idea, perchè si dà il caso che avessero sei, tra verifiche e interrogazioni, in una settimana. Alla fine ha quasi obbligato due a farlo lo stesso, ed è stato divertente; ma dobbiamo anche vivere, oltre che studiare.
Ho iniziato il triennio e mentre materie e compiti aumentano, le ore del giorno sono sempre le stesse; sembra che ogni insegnante veda solo la propria materia.

Forse dirò una cosa per cui sarò investita dalla tua ira funesta, però la vita viene prima della scuola e dalla scuola porto nella mia vita ciò che mi va di prendere. Se sento che la scuola mi sta rubando violentemente il mio tempo, non gliene lascio prendere altro ancora, cosa che sarebbe necessaria per darmi la possibilità di appassionarmi e riflettere con calma, e quindi partecipare poi in classe.
Quando invece la scuola mi accompagna senza intrufolarsi più del dovuto nei miei ritmi, posso farla entrare con tranquillità nella mia vita come un'occupazione piacevole, da cui trarre l'aspetto interessante, che posso sviluppare dentro di me non più come "cosa scolastica", ma come arricchimento personale.

(e ora mi nascondo in attesa della reazione ;-) )

Scrive una mia alunna:

Cara professoressa, ho letto con interesse i suoi interventi, in particolare vorrei commentare quello riguardante le tesine... sicuramente si riferiva a me quella citazione( " mah, non so, a me piace tutto... ). Le potrà sembrare che le mie parole rivelino un'assenza di interesse e impegno nei confronti della tesina... in realtà il fatto è che non è facile come sembra scegliere un argomento da portare all'esame, soprattutto a questo punto dell'anno scolastico, in cui ancora non abbiamo ben chiari i programmi che svolgeremo in tutte le materie... Comunque concordo con lei quando dice che non dovremmo scegliere un argomento alla cieca, ma piuttosto qualcosa che ci abbia colpito particolarmente... per quanto mi riguarda il problema è anche questo, cioè che non ho ancora trovato molto tempo per approfondire un tema in particolare, visto le numerose verifiche che ci assillano in questi giorni... Comunque mi rendo conto della necessità di cominciare a pensarci seriamente, ed è quello che mi propongo di fare... Per quanto riguarda le analisi del testo, ritengo che esse siano utili in previsione dell'esame di stato. Infatti personalmente, prima di provare ad affrontarne una, ritenevo che fosse una passeggiata... in realtà non è affatto così, ci vuole una buona dose di attenzione verso quello che si legge e un discreto spirito critico... in fondo quello che conta alla fine dell'anno non è il risultato di una singola verifica, quanto la riuscita dell'esame e l'impegno degli ultimi tre anni....Sarebbe interessante a mio avviso parlare un po' anche di attualità a scuola, visto che la maggior parte di noi non è molto informata a riguardo. Un saluto, a domani!

A me sembra che questi due interventi segnalino intelligentemente delle difficolta' reali. Provo a sintetizzarle:

  • la mancanza di sintonia fra docenti. Ognuno procede per la sua strada, ara il suo campicello, senza operare mai un confronto costruttivo con gli altri membri del consiglio di classe riguardo a metodi, strumenti, finalita' del lavoro scolastico. Certo, in questo siamo limitati dalle rigidita' dell'orario e della struttura in cui operiamo, ma a parte i problemi logistici, quello che manca e' proprio la volonta' di confronto, il desiderio di lavorare insieme in modo realmente collaborativo. E' vero che un impegno di questo genere presuppone il desiderio di mettere in discussione se stessi e le proprie consolidate abitudini, nonche' un dispiego di tempo non indifferente: vista la scarsa considerazione economica e sociale di cui godono gli insegnanti nel nostro Paese, e' chiaro che la maggior parte di noi non e' disposta ad assumersi un onere cosi' gravoso in cambio soltanto della gloria. Tuttavia potremmo almeno sforzarci di andare oltre le lamentazioni per le assenze strategiche degli studenti in occasione di compiti e interrogazioni: potremmo, per esempio, ripartire i carichi di lavoro per i ragazzi in modo piu' razionale, secondo tempi piu' distesi, senza accavallare le verifiche a ridosso delle scadenze quadrimestrali. So che i miei blog vengono letti, fra l'altro, anche da qualche dirigente scolastico. Mi piacerebbe conoscere la loro opinione in proposito.
  • la distanza della scuola dalla vita secondo una duplice prospettiva: l'incapacita' di relazionarsi con gli interessi dei ragazzi, in modo, fra l'altro, da accendere in loro nuove motivazioni; l'assenza di riferimenti tangibili al tempo presente, ovvero la difficolta' a far comprendere che, paradossalmente, quando si parla del passato in effetti si sta parlando delle radici dell'oggi. Permettetemi un aneddoto personale. Quando avevo quindici anni e frequentavo la Prima Liceo Classico ero fermamente convinta che avrei fatto il medico. Le materie scolastiche, nelle quali riuscivo con facilita', non mi interessavano affatto. Studiavo perche' dovevo. Fu in quell'anno che incontrai un docente, non particolarmente colto, di certo non un erudito, che tuttavia, senza drammi o patemi, riusci' a comunicare almeno ad alcuni di noi un elemento assolutamente indispensabile nell'ottica del discorso che sto facendo: la passione. Ci parlava di Plauto, o di Dante, o di Boccaccio, con un' invidiabile naturalezza e ci comunicava fra le righe la precisa sensazione che non si stesse parlando solo di Plauto, o Dante, o Boccaccio ma che, in realta', quelle parole, quei testi, quegli autori riguardassero proprio noi e la nostra vita di adolescenti un po' imbranati, di certo molto ignoranti, abbastanza confusi. Lo ripeto: ero brava a scuola, in modo quasi distratto. Ma da quel momento studiare non fu piu' uno spiacevole fastidio da togliersi di torno il prima possibile per poter poi dedicarsi ad altro (altre letture, altre passioni, altri interessi). Studiare divento' una modalita' di rispecchiamento. Negli argomenti che affrontavo trovavo il riflesso della mia vita e dei miei problemi. E, per inciso, mi sono dimenticata della medicina.

Cosa dice Platone? Che la filosofia (amore per la sapienza) si identifica con Eros. Ecco, anche noi docenti dovremmo recuperare questa dimensione passionale del nostro mestiere. Dovremmo essere meno burocratici (le verifiche! il programma!) e lasciar trasparire di piu' (senza, naturalmente, deflettere dal rigore metodologico) il nostro entusiasmo per cio' che insegniamo.

Anch' io, nascondendomi timidamente come Ila, aspetto reazioni.





Postato da: floria1405 a 18:07 | link | commenti (8)

martedì, gennaio 20, 2004
Poesia cortese (Est...

Poesia cortese

(Estratto da R. Ceserani - L. De Federicis Il materiale e l'immaginario - edizione grigia - vol 1/2 Loescher, pagg.200 -201)

Che cosa si trasmette dalle letterature d'oc e d'oïl alla successiva letteratura europea

a) Un repertorio di immagini - La materia carolingia, la materia arturiana, la leggenda di Tristano costituirono un serbatoio di vicende, di tematiche, di personaggi che entrarono nell'immaginazione collettiva e che, variamente trasformati, alimentarono la tradizione narrativa, a livello dotto e popolareggiante. Anche una parte della materia classica e' stata  trasmessa (ridotta a repertorio) attraverso l'elaborazione di Francia. Vedi questo link relativo al debito di Dante nei confronti di questa eredita'.

Alcuni modi di raccontare - Si definirono due modi: il modo "romanzesco", realizzato in narrazioni lunghe, incentrate sulla vicenda e sulle prove individuali di uno o piu' personaggi (la aventure, la queste); il modo "realistico", rappresentato da racconti brevi, di genere cortese o comico (i lai, i fabliaux), da cui nascera' la novella in prosa.

Una gerarchia stilistica - La nozione di stile (registro linguistico diverso, piu' o meno elevato, a seconda della materia trattata) ricavata dagli autori latini si trasmise anche ai testi in volgare. Si delineo' una distinzione fra lo stile "alto", generalmente riservato a situazioni e personaggi nobili, e lo stile "basso", per le opere in cui i personaggi fossero non-nobili oppure la materia cortese fosse parodiata. La corrispondenza fra materia e linguaggio, tuttavia, non fu rigida

Alcuni tipi di testo poetico - Si definirono, in particolare, il tipo del componimento poetico breve, incentrato sul sentimento per lo piu' amoroso, e il tipo del poema enciclopedico ampio che e' versificazione di dottrina e ha un impianto allegorico e didattico.

Un tema privilegiato, l'amore - Trovatori e narratori cortesi delimitarono, con le teorie d'amore, il terreno su cui per secoli si sviluppo' buona parte della letteratura occidentale. Fissarono un codice letterario (una scelta di situazioni sentimentali e di linguaggio adatto a descriverle) e un insieme di modelli anche di comportamento per un pubblico socialmente elevato. Quel che piu' conta e' che:

Per una sintetica trattazione della poesia cortese in Italia dalla Scuola Siciliana fino al Dolce Stil Novo seguite questo link e cliccate sui seguenti argomenti: La lirica d'arte in Italia e Il tema d'amore nella poesia medievale.

Postato da: floria1405 a 18:43 | link | commenti

Polemiche (3) Ma no...

Polemiche (3)

Ma non e' giusto attaccarvi senza assumermi, almeno in parte, il mio carico di responsabilita': non tanto come singolo insegnante ma come membro dell' Istituzione Scuola. Se le cose stanno cosi' (e posso assicurarvi che il problema non e' solo vostro, ma e' molto diffuso), se davvero e' cosi' difficile scuotervi da questa sorta di passivita' intellettuale che ho cercato di delineare, stigmatizzandola, nei post precedenti, la colpa ( se di colpa si deve parlare) e' anche di un contesto scolastico che riflette, in piccolo, i mali da cui e' afflitta la nostra societa':  la mediocrita', il conformismo, il comodo adagiarsi sui luoghi comuni, la mancanza di autentica creativita' e di critica, il formalismo privo di sostanza, la tendenza all'approssimazione, la superficialita', l'incultura e l'ignoranza dilaganti. In queste condizioni svolgere dignitosamente un programma, incasellare in fila tante belle interrogazioni e verifiche, pretendere la ripetizione meccanica dei contenuti secondo lo schema canonico "spiegazione - compito - interrogazione" e' rassicurante. A me non basta, e' dalla terza che ve lo ripeto. Io voglio la passione, non mi basta la diligenza. E' chiaro che se  qualche studente proprio non sopporta la letteratura italiana mica posso fargliela digerire a forza: vorra' dire che mi accontentero' di quel che onestamente potra' darmi. E saremo amici lo stesso, ci mancherebbe. Ma io so che molti di voi vorrebbero risultati migliori, vorrebbero essere valutati diversamente. Riflettete su questo: qual e' la differenza fra un secchione e uno che davvero ha capito a cosa dovrebbe servire la scuola? La passione, la motivazione rispetto a quello che si fa.  L'Esame (notate la maiuscola, per favore), a questo punto, non e' solo un'occasione per prendere mezzo voto in piu' rispetto al compagno di banco. L'Esame e' un banco di prova, una sfida in primo luogo verso voi stessi.

Ricordate il "multimedia" che abbiamo realizzato l'anno scorso? Recuperatelo. Andate a leggere le sezioni dedicate a Bachtin, ai romanzi picareschi, a Cervantes, a Rabelais. Non e' un obbligo, intendiamoci. Ma attualmente stiamo parlando di "romanzo" nell'Ottocento e oltre. Cercate di capire che tutto si tiene. Che non c'e' conoscenza che vada perduta. Che e' necessario procedere per sintesi, confronti, collegamenti. E che per fare questo e' necessario uscire dal vicolo angusto delle nozioncine alla Bignami e delle conoscenze piccole piccole e sclerotiche. ne riparliamo in classe.

Postato da: floria1405 a 16:19 | link | commenti (1)

Polemiche (2) E par...

Polemiche (2)

E parliamo allora di "tesine", "percorsi" o comunque vogliamo chiamare gli autonomi lavori di approfondimento e collegamento fra varie discipline che siete chiamati a svolgere in previsione del colloquio all'Esame di Stato. A parte qualcuno, tutti mi avete piu' o meno fatto sapere quali sono i temi che desiderate approfondire. A parte qualcuno, non avete per niente chiarito perche' quei temi e non altri. Perche' vi interessano, certo. Ma perche' vi interessano? In quale direzione avete intenzione di condurre i vostri approfondimenti? Su questo punto, tacete. Tant' e' vero che molti di voi aspettano che in qualche modo siano gli insegnanti a buttar giu', per ciascuno, un abbozzo, uno schema, un indice, una scaletta. Quasi nessuno (qualcuno c'e', per la verita') ha detto: " Ho letto questo libro, ho colto questa suggestione e mi piacerebbe andare oltre..." Detto in altri termini: aspettate, anche in questo caso, la pappa scodellata. Eppure gli argomenti che avete proposto sono importanti (anche se alcuni sono un po' lugubri, a dire il vero...): la morte, il dolore, il diavolo, l' infinito, la liberta', il mito, la pace, l'idea di perfezione, la follia, il sogno, identita'/alterita'... Temi notevoli, certo. Ma forse, prima di tutto, ciascuno di voi avrebbe dovuto prendere carta e penna e appuntare le proprie motivazioni e le proprie aspettative. E farcele sapere. Ad esempio, la morte. Chi ha proposto questa idea, cosa pensa di trovare al termine del suo percorso? Perche' questo argomento? C'e' un qualche testo, una qualche suggestione che lo ha spinto a scegliere il tema? E' questo il primo passo da fare: verificare il proprio reale interesse e le proprie motivazioni. E poi, per quelli che ancora non hanno in mente niente: possibile che dopo quasi cinque anni di studio liceale non ci sia un qualcosa che abbia acceso la vostra curiosita'? Qualche tempo fa, una di voi mi ha detto : "mah, a me piace tutto, a me sta bene tutto..." Sinceramente non capisco: anche a me piace la Letteratura in genere, per esempio, ma all'interno di questo vastissimo campo ci sono tematiche che mi attraggono piu' di altre, a seconda dei momenti e delle circostanze. Non puo' essere tutto uguale. Voglio essere chiara, al punto da sembrare presuntuosa. Su ciascuno di questi temi, se volete, sono pronta ad elaborare un'ipotesi di scaletta, ma ho quasi l'impressione di essere costretta a farlo, perche' altrimenti vi ritrovereste in un mare di incertezze senza avere una bussola ( si intende: un metodo) che vi aiuti ad orientarvi.

Ritorniamo al punto di partenza. Dobbiamo, socraticamente, discutere di piu'. Occorre che vi sforziate di far emergere le vostre personalita' in rapporto a quello che studiate. A questa eta', a questo punto del vostro curriculum di studi, gli stimoli intellettuali non possono provenire soltanto da noi, gli insegnanti, ma devono arrivare anche da voi, gli allievi: il rapporto, almeno per quanto mi riguarda, deve essere piu' paritario, la conoscenza deve scaturire dal confronto, dal dubbio, dalla curiosita'. C'e' differenza fra essere "persone di cultura" ed essere pappagalli che ripetono piu' o meno diligentemente quattro nozioni apprese a memoria. Il significato delle famigerate "tesine", per voi, sta appunto in questo: dimostrare di essere in grado di gestire autonomamente le vostre conoscenze... dimostrare competenze (tecniche e di metodo) e capacita' (di interpretazione e di critica).

Postato da: floria1405 a 15:43 | link | commenti (2)

Polemiche Negli ult...

Polemiche

Negli ultimi giorni l'atmosfera in classe si e' accesa e le polemiche non sono mancate. Permettetemi di rendere in qualche modo pubbliche le nostre discussioni perche' esse, a mio avviso, sottintendono questioni piu' generali rispetto ai problemi di normale amministrazione del lavoro didattico all' interno di una singola classe. Una prima difficolta' nasce dalla mancanza, a vostro avviso, di tempo sufficiente per l'espletamento delle verifiche. All'incirca il vostro ragionamento e' questo: "Nel corso dell' 'Esame avremo a disposizione sei ore per la prova di Italiano. Durante l'anno siamo costretti ad arrangiarci massimo in tre ore ripartite su due giorni (2 + 1). Non abbiamo tempo sufficiente: ecco perche' i risultati spesso sono scadenti!" Permettetemi di osservare che il problema non sta nel tempo, ma nella vostra difficolta' ad affrontare un testo complesso, che sia, o no, letterario. Le prove che preparo sono piu' semplici rispetto a quella che dovrete affrontare a giugno: dello stesso tipo ma meno complicate. Senza contare che naturalmente sta al mio buon senso tenere conto del fattore tempo al momento della valutazione. Non dimentichiamo che le verifiche si svolgono nell'arco di due mattine e che, almeno in teoria, avete un intero pomeriggio prima della consegna per riflettere su quello che avete scritto e su quello che vi resta da scrivere: sta a voi scegliere se sfruttare questa opportunita' oppure no. Inoltre non ci conosciamo da ieri. Per questo motivo l'obiezione di qualcuno "c'e' chi imbroglia, chi si fa fare il tema o lo scarica direttamente da Internet" ha poco senso: ammesso che gli imbroglioni ci siano ( e non sta a voi dirlo: e' anche poco educato nei confronti dei compagni), in primo luogo sono capace di riconoscerli benissimo da sola, in secondo luogo il danno ricade su chi cerca improbabili scorciatoie, se non altro perche' i compiti svolti durante l'anno, a questo punto, hanno soprattutto il valore di esercitazioni in previsione della Prima Prova dell'Esame (e in quel momento non ci sara' nessuno a scrivere al posto vostro). Ma queste sono quisquilie. In realta' la questione e' un'altra e si lega direttamente alla vostra seconda richiesta: "Quando ci fa fare un tema "normale" che non sia un'analisi del testo? A noi non riescono!" A parte il fatto che la mia fissazione presunta sulle analisi del testo non risale ad oggi, dovete rendervi conto che il cosiddetto tema "normale" e' solo una delle opzioni che avrete a disposizione ed e' mio dovere cercare di ampliare il piu' possibile la vostra possibilita' di scelta. Questo in primis. E poi, che cosa intendete per "tema normale"? Il solito bla bla retorico su argomenti generici che conoscete poco e male? Quanti di voi leggono un quotidiano in maniera non episodica? Quanti di voi leggono piu' di un libro ( si intende: un libro di qualita', non solo di narrativa ma anche di saggistica, che esuli dai normali argomenti scolastici) all'anno? Parliamoci chiaro: sono pochi. Sono quasi vent'anni che mi sollazzo leggendo, fra l'altro, anche i "temi normali" dei miei studenti: e devo dire che spesso gli scritti della maggior parte dei ragazzi non sono nient'altro che il trionfo (sgrammaticato) del luogo comune. Non e' mica colpa vostra, intendiamoci. Ma la scommessa e' questa, se possibile: farvi diventare un po' piu' critici, un po' piu' autonomi nei vostri giudizi. E la scommessa passa anche dalle famigerate "analisi del testo": perche' se non siete capaci di interpretare correttamente il senso di quello che leggete (ribadisco: che sia, o no, letteratura), come diavolo fate, me lo spiegate, a farvene un'idea critica e personale, come potete valutarlo in modo sensato (mi potete anche dire che un testo fa schifo, che non siete d'accordo, che lo reputate scritto da un debole di mente anche se si tratta di un autore prestigioso: non mi scandalizzo e non me la prendo a male, ma dovete spiegare perche', dovete appoggiare la vostra valutazione su una corretta comprensione di quello che avete davanti. Altrimenti le vostre sono chiacchiere, e basta)? Ragazzi, sapete il problema qual e'? In classe non si discute abbastanza. Magari si litiga su quali dovrebbero essere le modalita' di svolgimento delle verifiche, ma non discutiamo mai, MAI, sugli argomenti che trattiamo. Intervenite soltanto per dirmi: " Cos' ha detto? Non ho capito. Me lo ripete, per favore?" e non c'e' una volta che riusciate ad esprimere una vostra ponderata ed argomentata opinione su cio' che studiate. Guardate questo blog: a parte qualche eccezione, siete voi gli illustri assenti dalla discussione. Lo leggete, scaricate le pagine da studiare (e' nato anche per questo, del resto), ma non interagite mai: rimanete passivi, non commentate, al massimo imparate a memoria quattro nozioncine e non vi sforzate di usare la vostra testa per capire. E che le cose stiano cosi' lo dimostra fra l'altro lo psicodramma delle vostre tesine per la Maturita'. Ma di questo parleremo nel prossimo post.

Postato da: floria1405 a 12:12 | link | commenti