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Allegorismo medievale
Nella sostanza, la definizione di allegoria che è stata data nel corso del lezioni in classe, coincide con questa:
Figura retorica e procedimento stilistico che consente nel significare un contenuto altro (ideale, morale, o religioso) attraverso un'immagine da esso indipendente e autonoma, che però rinvia ad esso come a un sovrasenso presente sotto il velo del significato letterale. È centrale nella concezione medievale delle arti e nella tradizione interpretativa delle opere classiche. (fonte: http://www.italica.rai.it/rinascimento/parole_chiave/schede/allegoria.htm )
In ogni caso il concetto di allegoria è piuttosto complicato: seguendo questo link vi renderete conto che la questione è controversa e non semplice.
Per quanto riguarda il concetto di sacro furto in Sant'Agostino, troverete qualcosa da aggiungere ai vostri appunti e alle spiegazioni del libro di testo a questa pagina . Richiamo la vostra attenzione soprattutto su questa frase, che dovremo approfondire: Grande rilevanza assume il richiamo al racconto dell’Esodo. Per i medievali il racconto biblico era letteralmente vero, ma conteneva in sé ulteriori significati e prefigurava la storia futura, disegnando in forma allegorica vicende che si sarebbero verificate dopo la venuta di Cristo o dopo il Giudizio Universale.
Su Fulgenzio e il suo modello di esegesi ( ricordate cosa significa questa parola?) allegorica di Virgilio troverete qualche informazione qui.
Concludo riportando questa citazione (da Icon, il portale della cultura italiana online):
Dire che il Medioevo è "cristiano", dal punto di vista filosofico, significa tenere presente che a fondamento di ogni possibile speculazione teorica vi è il dato, "empirico", della salvezza dell'anima. Tale fine può essere raggiunto attraverso la meditazione della parola divina e la conseguente traduzione in comportamenti coerenti dell'insegnamento derivante da essa, si tratti dell'Antico o, ancor più, del Nuovo Testamento. La figura di Cristo, vero uomo e vero Dio, rappresenta per il cristiano il modello assoluto di vita al quale deve tendere.
D'altro canto, una piena e adeguata comprensione del testo sacro necessitava, di per sé, di una padronanza degli strumenti culturali che soltanto la cultura classica poteva offrire. Da qui l'impegno dei primi cristiani colti per adattare alle esigenze della dottrina neotestamentaria teorie e risultati, nati e concepiti in tutt'altro universo culturale ma che erano gli unici che potevano garantirne la diffusione.
Se la Bibbia costituiva il testo normativo per eccellenza, la filosofia ellenistica, depositaria della tradizione filosofica classica, forniva la necessaria strumentazione concettuale per penetrarne i significati più riposti, tanto più che a essa, alla sua lingua e alle sue argomentazioni avevano fatto ricorso i traduttori della Bibbia in greco. La cosiddetta "versione dei Settanta" è appunto la traduzione greca del testo sacro ebraico ed è alle origini della diffusione del messaggio cristiano in tutto l'ambito dell'Impero romano.
La cultura filosofica medievale si pone ad un livello altissimo di sintesi tra queste due realtà.
Vita e Amore per Catullo
Stamattina, a proposito del modo in cui gli antichi consideravano la vita e il tempo, abbiamo letto il celeberrimo Carpe diem (Carm.1, 11) di Orazio (possiamo leggere altri carmi simposiaci di Orazio qui). Vi ho proposto un confronto con un famoso carmen (V) di Catullo, carme che ho citato a memoria.
Eccolo qui
Viviamo, mia Lesbia, e amiamo
e i rimproveri dei vecchi troppo austeri
tutti insieme non stimiamoli un soldo.
Il sole può tramontare e tornare;
ma noi quando cade la breve luce della vita,
dobbiamo dormire una sola interminabile notte.
Dammi mille baci, poi altri cento,
poi altri mille, poi ancora altri cento,
poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento.
Quando poi ne avremo dati migliaia,
confonderemo le somme, per non sapere,
e perché nessun malvagio ci invidi,
sapendo che esiste un dono così grande di baci.
(trad. Luca Canali)
In che modo il tono che adotta Catullo in questi versi si differenzia da quello di Orazio? Quali temi riconoscete, simili a quelli che abbiamo già trattato nei testi letti in classe? Aspetto i vostri commenti.
Ottaviano Augusto
La voce "Augusto" su Wikipedia mi sembra piuttosto esauriente. Ma su Ottaviano potete trovare molte risorse online: purtroppo (per voi!) la maggior parte sono in lingua inglese. Date, per esempio, un'occhiata qui. Ma non vi voglio spaventare più di tanto. Troverete alcune notizie interessanti che potranno integrare le vostre conoscenze in questo ipertesto, opera di alcuni vostri "colleghi" di un Liceo di Roma
“La trota al tempo di Zorro”
di Matteo Tassinari
Le parole che Michele Marziani ha scelto per scrivere in esordio “La trota ai tempi di Zorro” (per i tipi della di Derive Approdi) hanno qualche cosa in comune con un “vecchio” (lui stesso si definisce così) della letteratura italiana: Erri De luca. Lo so, non “fa” fine paragonare due scrittori, ma la tecnica stilistica e la profondità di molti passaggi del testo, assomigliano alla narrativa dello scrittore napoletano. Questo per rendere in chiaro la cifra dello stile minimalista, anzi, per meglio scrivere, intimista di Marziani. Della storia, premetto, non segnalerò nulla se non che è un mondo affastellato di ricordi vissuti da Stefano Baldazzi Morra, tredicenne e con un paio di occhiali difficili da portare. Impeccabile e centrale la capacità, nient’affatto gratuita, di Michele Marziani nel cancellare visuali e schemi mentali adulti per filtrarli attraverso lo sguardo di un adolescente che si cresce con i primi peluzzi, come cresce tutto ciò che gli sta intorno. Un racconto esistenziale e narrato tutto presa diretta da Stefano Baldazzi Morra, con un controllo dello spazio, del tempo e della memoria che fanno di Marziani uno scrittore perspicace e leggero.
Ecco perché è un libro riuscito, capace di aprire un cerchio per chiuderlo senza l’utilizzo di fuochi d’artificio. Nel mondo di Stefano Baldazzi Morra, la mamma e il papa diventano le figure di quando avevamo superato da poco la prima decade di vita, la scuola riassume con delicata ma precisa presenza il luogo che era quando tutti la frequentavamo agitati e “subbugliati” da tutti i sensi del mondo e le immaginazioni gonfie di speranze di quel periodo. Così la pesca alla trota diventa un modo per non consentire al cinismo della gente di travolgere la gioia di Stefano Baldazzi Morra e la sua vitalità non sbandierata, caso mai sommessa, per poi ridurla a tristezza infinita, una sorta di chiave di lettura del mondo. Allora non rimangono altro che i ricordi di quando tutto era, si instabile, visionario e trepidante, ma con un futuro che regalava sogni a mani piene.
Un assemblaggio di parole assiepate dalla capacità di non scadere mai nella retorica e nel manierismo. Ritratti di fiumi, strade, case, colori, litigi fra bambini e il ricordo di un padre intristito d’alcol e condurre una vita da barbone. Il finale, scrivo solo, che è travolgente nella sua metodica quotidianità crepuscolare ma venata dalla illibatezza di Stefano Baldazzi Morra.
Di MIchele Marziani segnalo il blog "Appunti di Viaggio"
Stamattina lezione di blog
Stamattina in due delle mie tre classi "lezione di blog". A differenza di quanto accadeva qualche anno fa, quando cominciavano i miei esperimenti (didattici e non) in Rete, oggi i ragazzi sanno benissimo che cos'è un blog, ne fanno uso, fanno, per così dire, "vita sociale" attraverso questo strumento (vedi, ad esempio, i blog di MSN che, di fatto, sono un appendice della chat). Dal punto di vista "tecnico" non esiste quindi problema. Resta aperta la questione di un utilizzo "critico" della Rete, ispirato ai principi della cosiddetta "intelligenza collettiva" (e connettiva): chi mi legge da un po' sa che questo è da sempre il mio chiodo fisso.
Mentre spiegavo che cos'è e a che cosa serve "Fuori di Classe", mi sono accorta che il pannello segnalava la presenza di un messaggio non letto. Si chiedeva di dare visibilità alla recensione di un romanzo, "La trota ai tempi di Zorro", pubblicato da Derive&Approdi (la recensione la trovate nel post successivo a questo). Mi si è offerto nella pratica un esempio concreto di come l'informazione circoli su Internet attraverso canali non "ufficiali" e non "istituzionali": ovvero di come sia possibile costruire una comunicazione significativa fuori dai filtri (e dalle censure) riconosciuti, in virtù di una sorta di tam tam elettronico, le cui potenzialità sono ben lontane da essere pienamente sfruttate (ma la via è ormai aperta).
Ottimo. Dalla teoria alla pratica in tempo reale.