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Vicipaedia latina ...
ovvero Wikipedia in latino. Ammetto che per compilarla e consultarla bisogna forse essere un po' fissati. Comunque: chi l'ha detto che il latino è una lingua morta? Lo sapevate che il bancomat del Vaticano ha le istruzioni in latino? Cosa che ho scoperto tramite Webgol, grazie al quale sono approdata al Cardinal Seàn's Blog (un cardinale di Santa Romana Chiesa blogger?) e di lì a questa pagina che mi ha dato ulteriore conferma. Visto che non posso controllare di persona, qualcuno potrebbe indicarmi come si dice "bancomat" in latino?
A parte queste delizie, Internet offre innumerevoli risorse per una didattica rinnovata del latino. Si potrebbe, per esempio, partire da qui e navigare un po' ...
Aggiornamento: in questa pagina link a materiali di vario tipo per una didattica "tecnologica" delle lingue classiche.
Umanesimo tecnologico: professoresse geek
Ho molti dubbi su me stessa ma di una cosa sono sicura: sono una professoressa fin nel midollo, sono una professoressa di materie almeno in apparenza assai poco trendy (italiano e latino, figurarsi: e la mia ambizione più grande sarebbe quella di finire la carriera insegnando greco antico), sono una professoressa che quotidianamente legge libri, legge giornali e, guarda guarda, bazzica Internet e si diletta di nuove tecnologie.
Sono una mosca bianca? Ma no. Nella scuola italiana, fra mille difficoltà e contraddizioni di vario tipo, è in atto da anni una silenziosa rivoluzione. Non si tratta solo (e per fortuna!) dell'istituzione di corsi e corsettini per il conseguimento della famosa (famigerata?) patente ECDL. Si tratta di pratiche del tutto diverse che prevedono un uso ben più capillare e significativo della multimedialità e del linguaggio ipertestuale nella didattica. Maestri e professori hanno imparato, hanno "smanettato", hanno frequentato corsi, hanno letto libri, saggi e manuali, hanno partecipato a forum e conferenze, hanno spulciato la Rete, hanno condiviso con i loro alunni competenze e capacità tecniche o tecnologiche, hanno faticosamente provato a coniugare tradizione e innovazione: tentativi a volte confusi, a volte improduttivi, a volte felicemente coronati da successo, il successo che più conta per un docente, ovvero la motivazione e il coinvolgimento della classe.
Resistenze? Ostacoli? Innumerevoli. So bene che molti colleghi si fanno un vanto di non capire niente di computer e affini. So altrettanto bene che il luogo comune "anti - tecnologico" e la conseguente diffidenza verso determinati strumenti sono duri a morire. D'altra parte sono anche consapevole, per diretta esperienza, che gli eccessivi entusiasmi sono negativi allo stesso modo, forse in misura maggiore. Tutto ciò che passa attraverso la Rete e la tecnologia è automaticamente buono? Ma certo che no. Le chiacchiere sono chiacchiere: pubblicate su carta o su Internet non cambiano la loro intrinseca natura di chiacchiera (ne ho parlato più diffusamente qui).
Resta un fatto: indietro non si torna. Il mezzo è il messaggio e bla bla bla. I miei alunni lo sanno: da un paio di settimane li sto tartassando durante le lezioni di latino (lezioni di struttura molto tradizionale, ex cathedra per intenderci) con riferimenti al rapporto fra oralità e scrittura, accenni alla rivoluzione tecnologica in corso ed episodiche visite nei territori impervi dell'antropologia culturale ed affini. E poi c'e' questo blog, e poi ce ne sarà un altro dove scriveranno loro, e i commenti, gli esperimenti di scrittura, gli ipertesti e ancora, e ancora, e ancora ...
Mia figlia, iscritta all'Università di Pisa al primo anno del Corso di Laurea in Cinema, Musica e Teatro, ieri mi ha chiesto, con aria maliziosa: "Ma tu lo sai chi è McLuhan?" Diavolo, certo che lo so. So anche chi è Pierre Lévy. So pure chi sono, tanto per dire, Giuseppe Granieri e Vittorio Zambardino. So che cos'è un blog, so che cosa sono i feed rss, e persino che cosa sia un aggregatore. Sono al corrente che esistono Technorati e il Web 2.0. So anche cos' è secondo Pekka Himanen L'etica Hacker e lo spirito dell'età dell' informazione. Sono anche al corrente che sempre a Pisa (ma non solo lì) esiste un bel corso di laurea interfacoltà di Informatica Umanistica: non un po' di informatica appiccicata alle materie umanistiche come un bel travestimento ma un'integrazione organica di discipline. Alla faccia delle "Due Culture". Tutto questo sapere, comunque, non mi impedisce di provare gran diletto anche nella Tragedia Attica. Ma questo è un altro discorso.
Ora, quando leggo interventi come questo di Zambardino, ripreso dalla Lipperini, devo ammettere di sentirmi un po' irritata. Nel merito posso pure essere d'accordo (veramente avrei qualche riserva: ma forse è una questione di carattere, assai poco incline agli entusiasmi incontrollati) . Ma perché tirare in ballo sempre le professoresse (e gli umanisti in genere) come icone dell'incapacità genetica di capire la portata delle trasformazioni in atto? Se un'appartenente alla categoria ha detto una sciocchezza (ma era davvero una sciocchezza in toto ?), dobbiamo automaticamente utilizzare le sue parole come conferme ai nostri pregiudizi (e, magari, alla nostra mancanza di informazione specifica)? Perché far passare implicitamente l'idea di una scuola comunque polverosa, accademica, ingessata nei luoghi comuni e nel moralismo culturale, inconsapevole dei mutamenti in atto e custode arcigna e occhiuta di un insegnamento totalmente svincolato dal presente? Perché non dar conto, se capita, di quello che tanti si sforzano di fare? Perché ragionare sempre per stereotipi?
Ci sono persone che, zitte zitte, la rivoluzione la fanno in trincea. Teniamone conto, di tanto in tanto, invece di indulgere in generalizzazioni (quelle sì) desolatamente abusate.
Cani e recensioni (e recensioni da cani)
Lo so che vi ho già imposto la lettura di un romanzo storico (ricordate?). Ma questo commento di Silvia mi ha fatto venire in mente un paio di libri che non sarebbe male leggere, prima o poi: Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon e Nati due volte di Giuseppe Pontiggia. Personalmente mi sono piaciuti molto, anche se per ragioni diverse. Non obbligo, consiglio. Una cosa però potreste farla: seguendo i link, divertirvi a leggere i commenti dei lettori. Come si dice in latino? Quot homines, tot sententiae, ovvero ognuno la pensi pure come gli pare. Ci mancherebbe. Ma c'è da chiedersi a che cosa serva la semplice espressione, senza giustificazioni o sufficiente motivazione, di gradimento (meraviglioso! sublime! il libro più bello che abbia mai letto!) o di antipatia (un libro brutto, bruttissimo che ho letto solo perché me l'ha ordinato la prof. - di giudizi di questo genere ne ho ritrovati un paio nella pagina dedicata a Pontiggia: povera quella prof!).
Insomma, attivare la cosiddetta "funzione conativa" della lingua (convincere un altro del nostro punto di vista) non è cosa semplice. Le valutazioni dovrebbero essere sempre argomentate: altrimenti si riducono ad esprimere solo l'ingenuità (e talvolta l'ignoranza) di chi le esprime. Insomma, bisognerebbe sforzarsi di utilizzare quel famoso "spirito critico" al quale la scuola dovrebbe allenarvi (e non sempre ci riesce, ammettiamolo).
Agrippina
Devo essere sincera: la figura di Agrippina Minore, figlia di Germanico, sorella di Caligola, nipote di Tiberio e Claudio, sposa di quest'ultimo e, infine, madre di Nerone, mi affascina.
Curiosando su Internet, ho trovato questa presentazione in Power Point sulla condizione della donna a Roma: nelle diapositive finali si parla diffusamente di Agrippina.
Più in generale, sulla condizione della donna nel mondo antico potete leggere questo articolo.
Ma i Romani erano misogini (che cosa significa questa parola?)? Il poeta Giovenale di sicuro sì. Provate a leggere la traduzione della VI Satira, in particolare quello che scrive di Messalina.
Straniamento
Che cos'è lo straniamento? Un modo di guardare. Assumere un punto di vista diverso, inusuale, per riuscire a vedere quello che altrimenti sfuggirebbe, logorato (fino a scomparire) dall'abitudine. Chiaro che lo straniamento è fondamentale in letteratura, se è vero che la letteratura è uno sguardo diverso sul mondo.
Seguendo questo link, troverete un saggio della prof.Costanza Travaglini, Intorno al concetto di straniamento fra narrativa, critica e teatro. Un consiglio? Per ora salvatelo sul vostro hard disk: potrebbe esservi utile in futuro.
Come esempio di straniamento, abbiamo citato in classe il celebre racconto Sentinella di F.Brown: chi non lo avesse ancora letto, può trovarlo qui.
Secondo voi, qual è il significato di questo racconto? Che cosa ci dice in merito ai nostri pregiudizi su chi è diverso da noi? E che cosa riguardo alla retorica della guerra giusta?. Aspetto commenti.