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L'interpretazione figurale della Divina Commedia.
Propongo ai lettori di "Fuoridiclasse" alcuni link interessanti sull'argomento.
Per chi non era presente in classe al momento della lezione e per chi vuole chiarire e approfondire alcuni punti, potrebbe essere utile consultare questa pagina.
Per gli studenti di buona volontà e i cultori della materia,questo è il testo integrale in pdf del saggio "Figura" di Eric Auerbach.
Per i colleghi e tutti coloro che fossero interessati a vario titolo al tema, questi sono gli appunti su "Realismo ed interpretazione figurale" forniti durante il Laboratorio di Divina Commedia alla SSIS di Pisa.
Allegorismo medievale
Nella sostanza, la definizione di allegoria che è stata data nel corso del lezioni in classe, coincide con questa:
Figura retorica e procedimento stilistico che consente nel significare un contenuto altro (ideale, morale, o religioso) attraverso un'immagine da esso indipendente e autonoma, che però rinvia ad esso come a un sovrasenso presente sotto il velo del significato letterale. È centrale nella concezione medievale delle arti e nella tradizione interpretativa delle opere classiche. (fonte: http://www.italica.rai.it/rinascimento/parole_chiave/schede/allegoria.htm )
In ogni caso il concetto di allegoria è piuttosto complicato: seguendo questo link vi renderete conto che la questione è controversa e non semplice.
Per quanto riguarda il concetto di sacro furto in Sant'Agostino, troverete qualcosa da aggiungere ai vostri appunti e alle spiegazioni del libro di testo a questa pagina . Richiamo la vostra attenzione soprattutto su questa frase, che dovremo approfondire: Grande rilevanza assume il richiamo al racconto dell’Esodo. Per i medievali il racconto biblico era letteralmente vero, ma conteneva in sé ulteriori significati e prefigurava la storia futura, disegnando in forma allegorica vicende che si sarebbero verificate dopo la venuta di Cristo o dopo il Giudizio Universale.
Su Fulgenzio e il suo modello di esegesi ( ricordate cosa significa questa parola?) allegorica di Virgilio troverete qualche informazione qui.
Concludo riportando questa citazione (da Icon, il portale della cultura italiana online):
Dire che il Medioevo è "cristiano", dal punto di vista filosofico, significa tenere presente che a fondamento di ogni possibile speculazione teorica vi è il dato, "empirico", della salvezza dell'anima. Tale fine può essere raggiunto attraverso la meditazione della parola divina e la conseguente traduzione in comportamenti coerenti dell'insegnamento derivante da essa, si tratti dell'Antico o, ancor più, del Nuovo Testamento. La figura di Cristo, vero uomo e vero Dio, rappresenta per il cristiano il modello assoluto di vita al quale deve tendere.
D'altro canto, una piena e adeguata comprensione del testo sacro necessitava, di per sé, di una padronanza degli strumenti culturali che soltanto la cultura classica poteva offrire. Da qui l'impegno dei primi cristiani colti per adattare alle esigenze della dottrina neotestamentaria teorie e risultati, nati e concepiti in tutt'altro universo culturale ma che erano gli unici che potevano garantirne la diffusione.
Se la Bibbia costituiva il testo normativo per eccellenza, la filosofia ellenistica, depositaria della tradizione filosofica classica, forniva la necessaria strumentazione concettuale per penetrarne i significati più riposti, tanto più che a essa, alla sua lingua e alle sue argomentazioni avevano fatto ricorso i traduttori della Bibbia in greco. La cosiddetta "versione dei Settanta" è appunto la traduzione greca del testo sacro ebraico ed è alle origini della diffusione del messaggio cristiano in tutto l'ambito dell'Impero romano.
La cultura filosofica medievale si pone ad un livello altissimo di sintesi tra queste due realtà.
Introduzione alla Letteratura Medievale
Come accennavo in classe, saro' costretta con mio sommo dispiacere a ridurre all'osso la trattazione dal punto di vista letterario e spirituale dell'Alto Medioevo. Si tratta di un periodo durante il quale, lentamente e con grande travaglio, giungono a maturazione i tratti caratteristici della grande civiltà medievale fra XII e XIV secolo: studiare questa evoluzione, affrontare con pazienza l'analisi dei fattori che dalla catastrofica crisi del mondo antico (secondo una definizione di Marc Bloch, uno storico francese del quale vi consiglio di leggere con molta attenzione la biografia) hanno condotto al fiorire del medioevo delle corti, delle cattedrali, delle università, dei comuni, delle prime signorie, dei primi accenni di Umanesimo mi è sempre parso affascinante (si tratta nientemeno di vedere come una cultura abbia visto la luce ed abbia via via conquistato la propria originalita') e assolutamente necessario per compendere nel profondo il mondo di Dante, di Petrarca, di Boccaccio, che pure, per molti aspetti, e' cosi' lontano da quei primi tentativi di sintesi.
Per facilitare il lavoro mio e vostro, qui potrete trovare una sintesi dei principali argomenti che trattero' nel corso delle prossime lezioni. Non si tratta di appunti che possano esimervi dalla necessaria attenzione in classe, ma solo di uno schema di riferimento (la fonte e' il testo Il Materiale e L' Immaginario vol I di R. Ceserani e L. De Federicis). Per maggior chiarezza, specifico che questo e' il sito di riferimento (lo trovate anche nei link a lato di questa pagina) e questo, in linea di massima, il programma che svolgeremo quest'anno.
Vi ricordo intanto i due libri di Jacques Le Goff che ho citato in apertura delle mie lezioni: il libro intervista Alla ricerca del Medioevo (ne trovate una recensione qui) e il brevissimo L' 'Europa medievale e il mondo moderno del quale voglio riportare qui la conclusione:
"L'Europa non e' vecchia, e' antica. Il mondo non e' moderno, e' attuale. La tradizione, se ben utilizzata, e' una risorsa. La storia e' una forza che spinge in avanti, e speriamo - restituendo contenuto e titolo di nobilta' a un termine bistrattato dalla nostra epoca, specie in Europa, dove si sono prodotti abominii che si sarebbero pensati banditi per sempre da questo continente - che ci porti, se non verso il progresso, per lo meno verso certi progressi".